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Le 7 cose che i leader fanno in modo diverso

Le 7 cose che i leader fanno in modo diverso

Pensi di essere un leader?

La domanda non è retorica, ma ha un suo perché. Diversi studi dimostrano che i leader sono tali non per quello che sono, ma per quello che fanno: il fare, quindi, anche se non viene prima dell’essere, ne è comunque una derivazione importante. Potremmo in qualche modo dire che:

“Ciò che fai determina e testimonia ciò che sei.”

Quello che fai di concreto per raggiungere i tuoi obiettivi può portarti ad essere una persona diversa, che si muove navigando nel successo delle sue realizzazioni. Quando raggiungi un obiettivo diventi performante, ma vuoi sapere come agire per essere un leader?

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Stretta di mano: quali evitare

Stretta di mano: quali evitare

Proseguiamo con la seconda puntata sulla stretta di mano.

L’abbiamo capito, una stretta di mano dice di noi molto più che cento parole, per questo è bene scoprire quali siano quelle da evitare, capaci di regalare una cattiva impressione iniziale che poi sarà difficile cancellare o far dimenticare.

Specie quando siamo davanti ad un reclutatore, nel bel mezzo di un colloquio di lavoro, o quando ci troviamo faccia a faccia con un cliente, a regalare fiducia nella nostra persona non ci pensa solo il nostro modo di fare, il nostro abbigliamento, il nostro profumo o il nostro sorriso: seppure inconsciamente la stretta di mani può trasformarsi in una carta vincente capace di dare una svolta in positivo all’incontro.

Vediamo dunque quali strette di mano sono da evitare come la peste.

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I neuroni specchio e la comunicazione empatica

I neuroni specchio e la comunicazione empatica

Non esisterebbe società senza comunicazione e c’è chi è pronto a giurare che la società sarebbe nettamente migliore se investita da una buona dose di empatia. Sì ma cos’è l’empatia?

È più semplice e naturale provarla l’empatia, piuttosto che descriverla, ma in linea di massima possiamo ammettere che è la capacità tutta umana di rispecchiarsi negli umori e negli stati d’animo altrui, riuscendo a percepire le emozioni dell’altro. Questa condivisione e questa forma di tacita comunicazione consente all’individuo di entrare nel mondo dell’altro, di percepirne il disagio, la frustrazione, la gioia o la serenità e in una certa forma di capirne i bisogni.

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Cosa si nasconde dietro una stretta di mano?

Cosa si nasconde dietro una stretta di mano?

È uno dei gesti più antichi che l’uomo conosca: non che dall’inizio dei tempi ci si stringa la mano esattamente come facciamo noi occidentali oggi, eppure in linea di massima si tratta di una gestualità condivisa e riconosciuta in tutto il mondo, antico e moderno.

D’altronde dietro una stretta di mano c’è cultura, socialità e storia e per questo si tratta di un gesto che merita d’essere analizzato con cura: stringere la mano ad un conoscente, ad un capo, ad un potenziale cliente è come porgere all’interlocutore il proprio biglietto da visita, cosa non da poco, non credi?

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Pecha Kucha: come evitare di annoiare il pubblico

Pecha Kucha: come evitare di annoiare il pubblico

Hai presente quelle lunghe presentazioni, un po’ sconclusionate, e sicuramente noiose? Bene dimenticale: oggi parliamo del Pecha Kucha e della creatività che non è lasciata totalmente a sé stessa.

Organizzare un intervento e parlare in pubblico d’altronde non è certo un gioco da ragazzi, e se dicessimo tutto quello che ci salta in mente e facessimo vedere ogni grafico ed ogni diapositiva che riteniamo interessante, il risultato sarebbe probabilmente uno solo: un sonoro sbadigliare da parte della platea. La creatività lasciata completamente libera, specie quando si parla di interazione con il pubblico, spesso non produce niente di buono: chi non organizza per filo e per segno contenuti ed immagini da mostrare rischia il più delle volte di essere sconclusionato, e di non lasciare nell’ascoltatore il messaggio che avrebbe voluto.

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Il nemico n.1 della creatività? La paura di sbagliare

Il nemico n.1 della creatività? La paura di sbagliare

“Per vivere una vita creativa dobbiamo perdere la paura di sbagliare.”

(Joseph Chilton Pearce)

Il concetto potrebbe essere riassunto in questa unica (e breve) frase. Sarebbe facile risolvere la questione in questo modo, ma sarebbe anche sbagliato non approfondirne il significato.

Il primo nemico della creatività è la paura di sbagliare

Perché?

La verità è tutta nel concetto di sbaglio. Sin da piccolo ci hanno insegnato che l’errore è qualcosa di negativo, una trappola nella quale è bene non cadere. A scuola l’insegnante ci ammoniva a ogni sbaglio, a casa i genitori ci rimproveravano per gli errori commessi e scommetto che anche a lavoro si è ripetuto lo stesso copione.

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Le barriere della comunicazione: conoscerle per evitarle

Le barriere della comunicazione: conoscerle per evitarle

La comunicazione, per essere efficace, non deve incontrare barriere. Saper comunicare in modo chiaro e senza ostacoli è anche il presupposto per ottenere un ascolto vivo e attivo.

Non sempre è possibile, però, comunicare senza ostacoli. Esistono le così dette “barriere della comunicazione”, una serie di punti a sfavore dell’interazione sociale che possono dare origine a incomprensioni ed errori.

I tre ostacoli più diffusi sono la distrazione, il fraintendimento e le convinzioni personali. Osserviamoli uno a uno.

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