Comunicazione Efficace: il Metodo Gordon

Scritto da Fabrizio    Il giorno 21 settembre 2012    in:
Thomas Gordon

La comunicazione efficace di questi tempi è sempre più importante dato che ha preso mille ed una forma e cerca di soddisfare innumerevoli bisogni. Comunicare è vita, e chi lo sa fare per bene avrà dalla sua la possibilità di vivere una vita piena di possibilità.

Thomas Gordon ha speso tutta la sua esistenza ad insegnare il segreto della felice comunicazione, unico modo per la risoluzione di conflitti fra genitori e figli, insegnanti e studenti, dirigenti e dipendenti, donne e uomini, giovani ed anziani, venditori ed acquirenti.

A rendere famoso lo psicologo americano ha contribuito il metodo da lui stesso creato, un sistema completo ed integrato non solo per la creazione, ma anche per il mantenimento di relazioni efficaci. D’altronde i conflitti secondo Thomas Gordon non si possono risolvere con l’uso di tecniche coercitive, che hanno semplicemente l’effetto di danneggiare irreparabilmente le relazioni: molto meglio la comunicazione utilizzata nella dovuta maniera.

Il metodo Gordon

Un buon comunicatore, secondo il metodo Gordon deve essere in possesso di alcune competenze fondamentali:

  • l’ascolto attivo;
  • il messaggio io.

Entrambe le tecniche sono oggi ampiamente conosciute ed utilizzate in tutto il mondo, nate entrambe dopo il 1950 ed impiegate ad esordio all’interno di organizzazioni imprenditoriali. Solo nel 1962 Gordon rivede il metodo adattandolo al rapporto genitori figli e portando avanti una serie di corsi ampiamente frequentati che insegnarono ad un’intera generazione di padri e madri a comunicare con i propri ragazzi.

L’ascolto attivo

E’ una tecnica tanto semplice quanto indispensabile per la buona comunicazione. Non si tratta semplicemente di star zitti ed ascoltare. Chi ascolta attivamente lo fa con gli occhi, con la mente e con il cuore e comunica a chi parla che ciò che in quel momento l’altro dice, è importante per l’ascoltatore.

Gli step grazie ai quali si comunica all’interlocutore l’ascolto attivo sono 4:

  • ascolto passivo durante la fase iniziale. L’ascoltatore lo fa in silenzio e non interrompe; in questo modo fa sapere all’interlocutore che si è interessati all’argomento e predisposti per l’ascolto;
  • messaggi di accoglimento verbali e non verbali. “Sto cercando di capire” o “Ti ascolto” sono frasi importanti da utilizzare, ma non devono mancare nemmeno cenni del capo, sorrisi e sguardi che comunicano palesemente la propria attenzione;
  • inviti all’approfondimento. Si tratta chiaramente di messaggi verbali che incoraggiano chi parla ad approfondire l’argomento senza che l’ascoltatore giudichi o commenti quel che è stato detto. “Spiegami meglio” o “Dimmi” sono frasi che si dovrebbe utilizzare spesso;
  • l’ascolto attivo è l’ultimo step durante il quale chi ascolta ripropone il contenuto del messaggio condiviso dall’altro con parole diverse. In questa fase però non entrano in gioco solo le parole, ma anche le emozioni ed i sentimenti.

Esistono inoltre altre manifestazioni importanti che comunicano l’ascolto attivo. L’empatia è forse la più importante: ci si immedesima nell’altra persona per coglierne i pensieri e gli stati d’animo. Questo permette di condividere emotivamente la sua esperienza pur non perdendo il senso della propria identità.

Altro aspetto importante è la considerazione positiva incondizionata che indica una globale accettazione della persona, pur nel caso in cui questa abbia valori e atteggiamenti diversi dai nostri: in questo caso l’interlocutore non verrà giudicato e quel che eventualmente si metterà in discussione non sarà tanto la persona quanto piuttosto il suo comportamento.

Infine non da meno la congruenza con se stessi. Ciò non significa assumere un atteggiamento difensivo quanto piuttosto agire in maniera tale da riflettere quel che si sente dentro.

Il messaggio io

Grazie alla tecnica del messaggio io, gli interlocutori non si sentono né colpevolizzati, né giudicati, e in questo modo possono ascoltare i bisogni degli altri con maggiore attenzione, ragionando sulle conseguenze a cui portano le proprie azioni.

Gli step della tecnica del messaggio io sono ancora una volta 4:

  • si inizia descrivendo quel che si prova con un semplice “Io mi sento”;
  • si prosegue descrivendo il comportamento dell’altro che crea il problema con un “Quando tu”;
  • si specifica in che modo il comportamento è legato all’emozione con un semplice “Perché”;
  • infine si esprime ciò che si desidera con un universale “Io voglio”.

Con la frase “Io mi sento triste – Quando non mi ascolti – Perché mi sento ignorato – E vorrei che tu mi considerassi di più” si otterranno sicuramente più risultati che non utilizzando la tecnica messaggi tuE’ colpa tua – Quando tu non mi ascolti – Perché mi sento ignorato – Tu sei un egoista”. Nell’ultimo caso l’interlocutore si offenderà, o si arrabbierà e probabilmente attiverà un atteggiamento di difesa che interferirà con la comunicazione.

Utilizzare la tecnica del messaggio io è indispensabile quando si attraversa una situazione di difficoltà dettata dall’altrui atteggiamento. Grazie alla tecnica del confronto si condividono quelli che si reputano atteggiamenti inaccettabili e con semplicità si comunica all’altro come ci si sente in un determinato momento. Il pregio della tecnica è quello di non valutare direttamente la persona, ma la sua azione: non “tu sei”, ma “io sento”.

Comunicazione: le 12 barriere da abbattere

Il metodo Gordon inoltre mette in mostra ben 12 barriere alla comunicazione: si tratta di atteggiamenti che caratterizzano il non ascolto e che in un certo senso limitano il potenziale della comunicazione. Per questo vanno limitate ed evitate il più possibile. Eccole di seguito:

  • Ordinare, esigere
  • Minacciare
  • Fare la morale
  • Dare soluzioni già pronte
  • Persuadere con argomentazioni logiche
  • Giudicare, disapprovare, criticare
  • Fare complimenti e approvare immeritatamente
  • Umiliare, ridicolizzare
  • Interpretare, analizzare i comportamenti altrui
  • Consolare, minimizzare
  • Cambiare argomento
  • Indagare, interrogare

Cosa ne pensi delle 12 barriere della comunicazione?
Ti capita di usarle inavvertitamente?

Articoli correlati

Potrebbe interessarti anche...
  • luca

    Ciao Fabrizio, grazie per questo post, che come gli altri mi dà sempre qualche spunto per riflettere

    Questo post in particolare mi sembra utile applicato ai rapporti di lavoro. Ma che fatica applicarlo ai figli! Ho la sensazione d' infrangermi su tutte e 12 le barriere:-)

    • Fabrizio

      Ciao Luca, grazie a te.
      Hai solo la "sensazione"? È normale infrangersi contro queste barriere, non sei certo un'eccezione, credo capiti più o meno alla maggior parte delle persone. Purtroppo nell'infanzia, sia in famiglia che a scuola non ci insegnano a comunicare ma a parlare, ad apprendere l'italiano, la matematica, ecc., di sicuro non ad intendersi reciprocamente.
      Fortunatamente le possibilità del cambio ci sono, però è necessario superare le resistenze poste dall'abitudine (che è la sede della pigrizia) che desidera conservare uno spazio sempre più grande nella nostra vita.
      Ricorda che ad ogni errore siamo di fronte a due possibilità: lasciare spazio alla voce che dice ripetutamente "ecco vedi, non ce la puoi fare" oppure a quella laconica che sussurra semplicemente "rettifica".
      Ciao
      Fabrizio

Rimani aggiornato con la newsletter: