Comunicazione non verbale: 4 distanze prossemiche

Scritto da Fabrizio    Il giorno 5 novembre 2012    in: ,
Zone prossemiche-1

Seconda puntata sulla prossemica

Oggi proseguiremo con la comunicazione non verbale approfondendo in particolare l’affascinante mondo della prossemica che abbiamo iniziato a trattare con un articolo qualche giorno fa.

Chiarito il concetto di spazio prossemico o zona prossemica, è importante scoprire le 4 distanze prossemiche individuate da Edward Hall, maestro di questa disciplina e che pubblicò nel 1966 “La Dimensione Nascosta” a tutt’oggi reputato la Bibbia della prossemica.

4 distanze prossemiche

Le distanze prossemiche che ora andremo a descrivere definiscono le zone prossemiche nelle quali ognuno di noi si sente a proprio agio  a seconda dei contesti nei quali ci troviamo e dalle persone che vi entrano.

La prima di cui parliamo è la distanza intima che abbatte le distanze fra simili: parte da 0 centimetri e arriva fino ai 45. Si tratta appunto di quella distanza che gestisce i rapporti intimi che non di rado non disdegnano il contatto fisico. E’ una distanza comunemente nota fra madre e figlio, ma anche fra partner: il contatto fisico in questi casi non crea né soggezione, né fastidio. Questo genere di distanza consente di percepire l’odore dell’altro, il calore ed è possibile addirittura percepirne le emozioni. In linea di massima gli sguardi diretti sono poco frequenti e il tono della voce si fa nettamente più basso.

La distanza personale vede due interlocutori lontani dai 45 ai 70-100 centimetri. Normalmente consentiamo una vicinanza di questo genere ad amici o a persone per le quali proviamo attrazione. Chi interagisce ad una distanza personale infatti può toccarsi e scambiarsi sguardi con una certa frequenza eppure l’odore non è facilmente percepibile.

La distanza sociale prevede invece una lontananza fra individui che si aggira fra i 120 ed i 200 centimetri. Regola rapporti formali e normalmente è la distanza richiesta quando si interagisce con impiegati negli uffici, con dipendenti e colleghi.

Infine la distanza pubblica impone una distanza che va oltre i 2 metri. A queste distanze ci si percepisce come elementi facenti parte dell’ambiente, per quanto l’attenzione viene richiamata e diventa eccitazione quando la persona che si intravede a distanza è un personaggio pubblico o famoso.

È bene ricordare che quando si eliminano le distanze fra interlocutori anche il comportamento cambia notevolmente: se si sta a breve distanza la voce si fa più bassa, gli sguardi diretti diminuiscono e le gesticolazioni lasciano spazio al contatto fisico.

Chi è importante si fa distante

Ad incrementare la sfera prossemica ci pensa normalmente lo status dell’individuo: non solo la zona intesa come personale aumenta all’aumentare della posizione sociale o lavorativa, ma non di rado, dirigenti o membri dell’esercito graduati commettono il grave errore di non rispettare, consciamente o inconsciamente le distanze intime dei propri dipendenti e subordinati creando in questi un ovvio senso di disagio.

Caldo vicino, freddo distante

Altri elementi in grado di influenzare in positivo o negativo la distanza prossemica sono quelli etnici, di cui abbiamo già parlato in precedenza: nelle popolazioni calde del mondo le distanze prossemiche comunemente accettate sono nettamente inferiori rispetto a quelle valide per i paesi freddi del mondo. Basti pensare che gli inglesi, i rappresentanti più noti della cultura del non contatto, mantengono una distanza media di due metri con gli interlocutori.

Emozioni, storia personale e sesso

Le distanze prossemiche possono inoltre essere influenzate dallo stato d’animo momentaneo di un individuo (quando siamo nervosi ad esempio, tolleriamo meno la violazione del nostro spazio), ma anche dalla propria storia personale (chi ha subito violenze è particolarmente sensibile all’invadenza del proprio spazio prossemico). Il sesso è un altro componente capace di influenzare le distanze prossemiche: le donne in linea di massima gradiscono maggiormente, se messe a confronto con gli uomini, un avvicinamento frontale, non apprezzando invece gli avvicinamenti laterali.

L’importanza del contesto

Se ci fai caso è anche l’ambiente circostante a dettare legge in fatto di distanze: se ti trovi in un quartiere malfamato, è probabile che reputerai tutte le persone aggressive e pericolose, non apprezzandone l’avvicinamento. Scientificamente è dimostrato che lo spazio prossemico aumenta a dismisura quando abbiamo a che fare con un carcerato o con un individuo che reputiamo violento.

Ricorda che…

Si tratta di concetti che devi tener bene a mente, specie se hai a che fare spesso con estranei e stranieri per questioni lavorative: invadere lo spazio prossemico di un cliente o di un dipendente può creare una sensazione di disagio capace di limitare la positività dell’incontro o la produttività del collega.

Non entrare nello spazio altrui

Il seguente video è stato realizzato dalla compagnia aerea KLM e mostra una serie di “esperimenti divertenti” realizzati in aeroporto, per evidenziare quanto sia importante per ognuno il proprio spazio personale e come il violarlo porti al disagio immediato. Naturalmente la compagnia aerea crea un associazione tra le poltrone della propria business class e il confort che si ha quando gli sconosciuti sono ad una certa distanza dal nostro spazio prossemico.

Guarda il video, oltre che interessante è divertente.

 

Alla prossima puntata…

Nel prossimo articolo parleremo delle manovre di avvicinamento e delle tecniche per evitare l’invasione del proprio spazio personale.

Trovato utile questo articolo?

Condividilo su: linkedin, facebook, twitter o altri canali social. Condividere è un modo per crescere.

Articoli correlati

Potrebbe interessarti anche...
Rimani aggiornato con la newsletter: