Comunicazione non verbale: prossemica e avvicinamento

Scritto da Fabrizio    Il giorno 12 novembre 2012    in:
prossemica e avvicinamento

Terza puntata sulla prossemica

Eccoci al terzo appuntamento sulla comunicazione non verbale e oggi trattiamo le manovre di avvicinamento. Buona lettura!

L’abbiamo capito oramai: le distanze che ci allontanano dagli altri non hanno solo la funzione di proteggerci, ma sono anche una forma di comunicazione non verbale da non sottovalutare. Di cosa parlano? Sarebbe meglio chiedersi di cosa non parlano visto che di noi raccontano la posizione sociale, il sesso, ma anche danno informazioni sulla personalità, sul tipo di relazione che stiamo intrattenendo o che vorremmo intrattenere con la persona che ci troviamo davanti, raccontano del nostro grado di soddisfazione, di insoddisfazione e in alcuni casi del nostro disagio.

Attenzione ai segnali del corpo

Le distanze che ci separano dagli altri vengono assunte in maniera spontanea e fluida, veloce e il più delle volte inconsapevolmente. Ma non sempre l’istinto ci avvantaggia, specie se parliamo di distanze prossemiche e rapporti sociali e di lavoro: molto meglio imparare a conoscere i segnali non verbali che gli altri ci inviano.

Manovre di avvicinamento e analisi

Specie sul lavoro potrebbe tornarti utile sapere che le donne fra donne conoscono distanze inferiori di quelle che amano fissare quando trattano con uomini. È ad esempio più probabile vedere due donne che parlano più o meno vicine e donne e uomini che dialogano ad una certa distanza. Questa è solo una delle tante attenzioni che ci vengono consigliate dalla prossemica: se sei un uomo che interagisce con una donna ricorda che invadere il suo spazio personale potrebbe essere una cattiva mossa capace di stimolare disagio o peggio antipatia.

Se sei come me puoi starmi vicino

Le distanze in linea di massima si accorciano istintivamente quando le persone riconoscono che esistono delle somiglianze: età simili, status sociale, economico e culturale equiparabile avvantaggiano l’avvicinamento. L’eliminazione delle distanze è dunque da leggersi, in ambito lavorativo e sociale come una sorta di riconoscimento e accettazione da parte dell’altro.

Chi conosce la prossemica è ben consapevole del fatto che prima di tentare un avvicinamento alla persona, è bene analizzare diversi fattori.

Come stiamo seduti?

Se si è seduti ad esempio, le gambe tenute in posizione divergente rispetto all’altro e le braccia posizionate a barriera dovrebbero dirti molto: denotano un’iniziale mancanza di interessamento che può essere rotta con un primo contatto visivo; agganciato lo sguardo se le barriere imposte dalle braccia cadono (le braccia assumono una posizione più rilassata) e le gambe acquistano una posizione convergente rispetto alle tue, il gioco è fatto: sei stato in grado di risvegliare l’interesse dell’interlocutore che adesso, è probabile ti riserverà maggiore attenzione.

Camminando in gruppo

E’ inoltre molto interessante, per capire i rapporti che intercorrono fra un gruppo, osservare la disposizione di più persone che camminano insieme. Se osservi con cura, conoscendo le regole dettate dalla prossemica, è probabile che tu possa individuale con facilità gli elementi periferici del gruppo e i leader. Di norma quando si cammina in gruppo recandosi ad esempio a prendere un caffè, alcuni precedono, altri stanno al centro e altri ancora seguono. Gli studi di prossemica confermano che il precedere e il seguire sono atteggiamenti soliti delle figure periferiche, non ben integrate; i leader invece stanno al centro del gruppo: chi è in grado interpretare questi segnali potrà inquadrare fin da subito gli assetti del gruppo e integrarsi con più facilità.

Invadere lo spazio personale altrui

E’ sempre un grande errore: invadere lo spazio delle persone che ci circondano è gesto letto con stress, irritazione e spesso causa inimicizia. La reazione principale all’invasione dello spazio personale è la fuga, e non di rado, se la fuga non è consentita, chi invade lo spazio altrui è in grado di far calare drasticamente il rendimento della persona: dovresti tenerne conto se hai in mano la gestione di un team quando interagisci con i tuoi collaboratori. Alcuni studi hanno dimostrato che un lavoratore che deve stilare un rapporto o fare un progetto, riesce meglio quando lasciato da solo, senza che il suo spazio personale venga invaso.

Se ti avvicini troppo mi chiudo

Quando qualcuno invade il nostro spazio si può reagire anche con tecniche di chiusura: da seduti possiamo tirare in alto l’avambraccio e poggiare il capo sulla mano, quasi a creare una barriera, e se non gradiamo la vicinanza di qualcuno che occupa il posto accanto noi, tendiamo a ruotarci leggermente verso l’altra parte, allontaniamo le gambe dal vicino, creando una certa distanza con lo sconosciuto.

Stare vicini negli spazi chiusi

Altra tecnica usata per difendersi dall’avvicinamento altrui è quella di evitare il contatto visivo con lo sconosciuto: questo accade spesso in luoghi parecchio affollati, come ad esempio l’autobus; in questi casi si rivolge lo sguardo a terra, fuori dal finestrino o si osserva con intensità una pubblicità appesa sulla parete. Stesso discorso vale per gli ascensori dove si può far di tutto per evitare il contatto e lo sguardo altrui.

Saper interpretare questi segnali di comunicazione non verbale, potrebbe tornati utile in diverse situazioni; la regola fondamentale rimane comunque questa: riconosci lo spazio prossemico altrui e non oltrepassarlo mai.

Gli articoli precedenti

Siamo troppo vicini – a lezione di prossemica
Le 4 distanze prossemiche

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