Fotografare la realtà…per capirsi nelle relazioni

Scritto da Silvia Cinti    Il giorno 17 giugno 2013    in:
fotografare la realtà

Si avvicina il tempo dell’estate, delle vacanze, delle uscite fuori porta: il tempo dei ricordi da collezionare e tenere con sé! La fotografia è una passione che ci accompagna sempre di più e specialmente nella bella stagione: tutti abbiamo una macchina fotografica, no? Inclusa nel cellulare con molteplici funzioni, compatta, addirittura reflex anche se magari non siamo esperti fotografi ma ci piacerebbe diventarlo!
Avete mai pensato però che fotografare la realtà si può…anche senza macchina fotografica e per scopi puramente comunicativi? E’ proprio di questo che desidero parlarvi in questo articolo.

Cercherò di farvi diventare fotografi…anche senza macchina fotografica! Naturalmente utilizzando il Metodo Gordon

Fotografare il comportamento

Le persone con le quali siete in rapporto possono assumere due tipi di comportamenti: comportamenti che per voi sono accettati e comportamenti che per voi non sono accettati.

Per esempio:

– il mio collega è proprio disordinato.

– quel cliente è insopportabile

– il mio superiore è una brava persona

– il mio amico spreca i soldi.

Immaginiamo di fare una “FOTO” a queste stesse persone.

Per farlo userò la MIA personale macchina fotografica e ne usciranno queste immagini:

– Il mio collega lascia sulla scrivania che usiamo in comune tutto il materiale sparso

– quel cliente mi interrompe sempre mentre parlo

– il mio superiore chiede spesso il mio parere e ascolta le mie proposte

– il mio amico compra tre paia di scarpe nuove alla settimana

Il comportamento è ciò che noi possiamo vedere con i nostri occhi.

Provate a pensare: come faccio a fotografare uno “spendaccione”? E’ un concetto astratto che non si fotografa, anche avessimo la reflex più potente in commercio: è infatti un’interpretazione mia del comportamento di quel mio amico.

Ora, immaginate di fotografare il mio amico che esce dal negozio con una serie di pacchetti. Nella nostra mente si fa strada immediatamente un’immagine chiara: questa è una descrizione del suo comportamento. 

In base alla vostra esperienza e con la VOSTRA “macchina fotografica” magari etichettereste come disordinato chi non tiene la scrivania totalmente sgombera, oppure come insopportabile chi mastica la gomma mentre parlate di lavoro, oppure brava persona chi fa volontariato, oppure come sprecone chi fa più di una vacanza all’anno…Le vostre “foto” in questo caso sono diverse dalle mie, ma nel momento in cui me le mostrate anche io riesco a vederle chiaramente:

Se “etichettiamo” il comportamento ci capiamo di meno!

Se invece “fotografiamo” il comportamento ci possiamo capire di più! 

Volete che il vostro collega ordini la scrivania che usate in comune?

Ora, vediamo come usare nella realtà pratica dei nostri rapporti quotidiani, QUESTE FOTOGRAFIE: ammettiamo che voi vogliate cercare la collaborazione del vostro collega e fare in modo che la scrivania o lo spazio che usate in comune non sia pieno dei suoi fogli sparsi ovunque!

Avete mai sentito parlare alcune persone che dicono di avere un “ordine” nel loro disordine? E che se gli spostaste i documenti impilandoglieli e credendo di fargli un favore potrebbero impazzire! L’ordine quindi è soggettivo.

Se diceste al vostro collega che è un disordinato e che deve mettere a posto la scrivania/lo spazio in comune rischiereste di trovarvi punto a capo un giorno dopo l’altro.

Thomas Gordon, nel Corso “Persone Efficaci”, ci suggerirebbe di “dare la nostra fotografia” al collega:

Invece di “Sei un disordinato cronico”, potrei dire “Trovo spesso i tuoi fogli sparsi per la scrivania…” 

Se poi volessi essere più incisivo e volessi cercare di fargli cambiare il suo comportamento che per me è inaccettabile, potrei anche spingermi oltre la foto, spiegandogli il disagio che mi sta arrecando (ovvero gli effetti concreti e tangibili su di noi) ed eventualmente i sentimenti conseguenti:

“[foto]Quando lasci i tuoi fogli sparsi per la scrivania, [effetti] faccio fatica a trovare i miei, tanto che perdo sempre molto tempo rischiando di arrivare in ritardo ad appuntamenti importanti con i nostri clienti, [sentimenti] cosa che mi mette sempre in forte disagio”…

Ma di questo parleremo nel prossimo articolo!

Intanto che ne dite, se foste il mio collega collaborereste alla mia richiesta?

Articoli correlati

Potrebbe interessarti anche...
Rimani aggiornato con la newsletter: